Uso terapeutico della cannabis in Italia: lo stato delle cose

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Dal 2016, anno della legge 242, anche in Italia l’interesse per il CBD e i prodotti che lo contengono è via via aumentato.

Il cannabidiolo ha dato vita ad un vero e proprio settore commerciale, dall’olio di CBD, alla cannabis legale, alle pillole, fino ai prodotti alimentari.

Un campo molto importante in cui il CBD e i cannabinoidi in generale possono dare un grandissimo contributo è quello farmacologico. Gli studi sui cannabinoidi sono in continuo aumento e i risultati ottenuti fin’ora sembrano molti incoraggianti.

Bisogna distinguere però tra cannabis ad uso terapeutico e uso terapeutico della cannabis in Italia.

Che differenza c’è tra cannabis terapeutica e uso terapeutico della cannabis?

Nel primo caso parliamo di infiorescenze di Canapa Sativa L. coltivate dietro autorizzazione statale e fornita per il trattamento del dolore cronico, soprattutto in pazienti affetti da tumore.

Per uso terapeutico della cannabis si intende invece l’utilizzo di svariati cannabinoidi come base per la preparazione di fitofarmaci o farmaci tradizionali.

Oggi ci occupiamo proprio di questo secondo caso. Grazie agli studi accademici sulla cannabis sta emergendo l’importante ruolo giocato dai cannabinoidi nel nostro organismo.

Un caso concreto di uso terapeutico della cannabis:

I FARMACI A BASE DI CANNABIS

Anche il governo italiano e sopratutto l’AIFA (l’agenzia del farmaco italiana) hanno dimostrato interesse verso i principi attivi presenti nella cannabis.

Lo stesso direttore generale dell’AIFA, Luca Pani ha parlato dei farmaci basati sulla cannabis già in commercio:

“Attualmente, in Italia è disponibile un farmaco” ha sottolineato Pani “che è una combinazione di due dei principi attivi che sono contenuti nella cannabis. Bisogna ricordare che la cannabis contiene all’incirca 400 prodotti al suo interno, di cui 60 sono cannabinoidi. Solo 4 sono molto ben caratterizzati: il delta-8-tetraidrocannabinolo, il delta-9-tetraidrocannabinolo, il cannabidiolo e il cannabinolo. Il medicinale, disponibile nel nostro Paese e appena autorizzato anche dall’Agenzia francese, è la combinazione tra il delta-9-tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo”.

Cannbidiolo, ovvero CBD. Il cannabinoide che ha fatto da vero e proprio apripista per una concezione nuova della cannabis sativa.

IL SATIVEX

Il farmaco citato da Pani è il più importante esempio di uso terapeutico della cannabis in Italia: il Sativex.

Dal 2013 in Italia è stata autorizzata di questo farmaco a base di cannabis per ridurre gli spasmi causati dalla Sclerosi multipla.

“Il Sativex, il cui principio attivo è una preparazione vegetale costituita da una miscela di due estratti della Cannabis sativa, il cannabidiolo (CBD) e delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), è stato autorizzato in Italia nell’aprile del 2013 ed è stato classificato ai fini della fornitura come medicinale soggetto a  prescrizione  medica  limitativa,   da rinnovare volta per volta, vendibile al pubblico su  prescrizione  di centri ospedalieri o di specialisti – neurologo.”

Ancora una volta il Cannabidiolo, CBD, ad ulteriore riprova del fatto che questo cannabinoide ha una grande importanza per la cura del nostro organismo.

PRODUZIONE NAZIONALE DI CANNABIS IN ITALIA

Nel 2016 in Italia è stata avviata la produzione nazionale di cannabis ad uso medico nello stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, per garantire la terapia a coloro che ne hanno bisogno a costi accessibili e calmierati.

La variante coltivata nello stabilimento di Firenze ha un basso tasso di THC (5-8%) e un più alto tasso di CBD (8-12,5%).

Ma dal 2018 è stato reso disponibile un’altra genetica per uso terapeutico della cannabis, con un più alto tasso di THC (12-20%).

La produzione è regolata dall’Organismo statale per la cannabis.

uso terapeutico cannabis italia 2

Cannabis terapeutica

Non potevamo non considerare l’esempio più famoso uso terapeutico della cannabis in Italia.

La cannabis terapeutica è in parole povere cannabis sativa, o meglio le sue infiorescenze, che viene somministrata a individui in gravi condizioni mediche o che stanno soffrendo gli effetti collaterali di una cura particolarmente pesante:

  • dolore cronico e di quello associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale;
  • nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV;
  • stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa;
  • l’effetto ipotensivo nel glaucoma;
  • la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Conclusioni

Dal 2016 ad oggi molte cose sono cambiate, i prodotti a base di CBD sono sempre più comuni, così come è cambiata la percezione dell’opinione pubblica riguarda la canapa e i cannabinoidi.

La comunità medica sta dando un contributo importante tramite studi che mostrano risultati incoraggianti.

Uruguay, Canada e presto anche il Messico hanno legalizzato l’uso medico e ricreativo della cannabis. In Italia non si sa se e quando questo avverrà.

Quello che è sicuro è che il CBD e gli altri cannabinoidi stanno dimostrando di avere un ottimo potenziale per l’uso medico.

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