Cannabis legale in Uruguay: come sta andando?

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Dall’inizio del dibattito alla cannabis legale in Uruguay

Siamo alla fine del 2010, e Luis Lacalle Pou, l’attuale presidente dell’Uruguay, è il primo a proporre una legge che permetta la coltivazione della Cannabis per uso personale.

Due anni dopo, nel 2012, il dibattito si fa più acceso: la guerra al narcotraffico sta portando più danni che benefici.

Solo in Uruguay il mercato della Marijuana illegale genera guadagni per i narcos da 75 milioni di dollari all’anno. L’approccio militarista “alla messicana” non sembra sortire gli effetti desiderati e la violenza non fa che aumentare.

Ecco quindi che da parte di numerose ONG sorge la richiesta di legalizzare la cannabis, non solo perché questa non deve essere considerata una sostanza illecita, ma anche e soprattutto per togliere al narcotraffico uno dei suoi principali asset.

Le prime campagne

Sempre nel 2012 iniziano le prime campagne per la legalizzazione, che chiedono a gran voce una nuova legislazione.

Cannabis legale uruguay

Il 2013 è l’anno della marcia mondiale della Marijuana, il fronte a favore della cannabis legale si fa sempre più ampio. Arriva anche l’appoggio internazionale, lo scrittore peruviano Vargas Llosa è uno dei primi a parlare pubblicamente a favore di un’eventuale legalizzazione della marijuana in Uruguay. 

Il primo ad essere favorevole è l’allora presidente José Mujica:

“Einstein decía que no hay mayor absurdo que pretender cambiar los resultados repitiendo siempre la misma fórmula. Por eso nosotros queremos probar otros métodos. Sabemos que nos internamos en un camino donde no hay una universidad que nos diga qué hacer. Pero hay que intentarlo porque no hay peor ciego que el que no quiere ver”

“Einstein diceva che non c’è niente di più assurdo che pretendere di cambiare i risultati ripetendo sempre la stessa formula. Per questo dobbiamo tentare altri metodi. Sappiamo di star iniziando un cammino dove non c’è nessuna università che ci dirà quello che si deve fare. Ma dobbiamo comunque provarci perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.”

La legge 19.172, Cannabis legale in Uruguay

4 Luglio 2013: la Commissione per le Audizioni della Camera dei Deputati uruguayana approva con 7 voti su 13 un progetto di legge modificato. I punti centrali:

  • Le farmacie potranno vendere fino a 40g di infiorescenze di cannabis al mese, per persona.
  • È permessa la coltivazione di cannabis per uso personale fino ad un massimo di 6 piante e non oltre 440g annuali.
  • È permessa l’apertura di club per il consumo e la coltivazione di cannabis.
  • È inoltre permessa la coltivazione di marijuana medicinale o per scopo ricreativo da parte di aziende private, così come la coltivazione di canapa per uso industriale (tessile, combustibili).

Il 31 Luglio il progetto di legge per la legalizzazione dell’ “autocultivo” e della vendita di cannabis passa in parlamento, con 50 voti a favore e 46 contrari.

Dopo oltre quattro mesi di dibattito, il 10 Dicembre 2013 la legge 19.172 passa in senato ed è promulgata dal potere esecutivo la vigilia, il 24 Dicembre dello stesso anno.

Al contempo nasce un organismo statale di regolamentazione e controllo di tutte le questioni relative alla Marijuana legale: l’Instituto de Regulacion y Control del Cannabis in Uruguay (IRCCA). Sarà questo istituto ad emettere le licenze necessarie per la coltivazione, il commercio e la distribuzione della cannabis.

La legalizzazione della cannabis in Uruguay: accesso, distribuzione e consumo

Tra poco vedremo le polemiche scatenate dall’approvazione della legge 19.172 a livello internazionale. 

Prima di farlo è importante considerare più a fondo i contenuti della legge e quello che effettivamente permette, altrimenti il dibattito che ne deriva è sterile o peggio frutto di disinformazione qualunquista. L’ONU stessa si lasciò andare a osservazioni che facevano trapelare una scarsa informazione sul disegno di legge uruguayano.

Uruguay cannabis legale
Fila in una farmacia autorizzata per la vendita di cannabis a Montevideo. Fonte:https://www.cbsnews.com/news/uruguay-marijuana-legalization-pot-shortage-demand-outpaces-farmers/

Cosa significa parlare di Cannabis legale in Uruguay?

Legalizzazione non vuol dire “tana libera tutti”, anche nell’ambito della legalità ci sono tutta una serie di vincoli e regole da rispettare:

  • Il Governo uruguayano, tramite l’IRCCA (vedi sopra), ha il controllo di tutte le operazioni di coltivazione, produzione, importazione e commercializzazione.
  • Tutti i cittadini uruguayani o residenti, in ogni caso maggiorenni, hanno la possibilità di comprare cannabis legalmente se si sono registrati come consumatori presso l’IRCCA (per scopi ricreativi o medicinali). La quantità massima acquistabile è di 40 grammi.
  • Per uso personale si possono coltivare fino a sei piante e non produrre più di 480 grammi all’anno.
  • La cannabis potrà essere coltivata anche in club (dai 15 ai 45 membri).
  • La cannabis statale, in vendita presso le farmacia autorizzate, consiste in due varianti: Alfa1 o Beta1. In entrambe la soglia di THC non può superare il 9%.

L’inizio delle operazioni

La legge passò nel 2013, ma la vendita fu permessa solamente quattro anni dopo, nel 2017.

Nel mentre Mujica, il più grande sostenitore del progetto della cannabis legale in Uruguay, non era più alla guida del paese.

I ritardi furono dovuti più che altro alle difficoltà incontrate dal governo uruguayano per mettere in piedi un organismo di controllo e gestione di quella che a tutti gli effetti era una nuova industria.


L’ONU si schiera contro la cannabis legale in Uruguay

ONU Cannabis Legale

Inutile dire che la legge 19.172 del parlamento uruguayano suscitò un bel po’ di reazioni, sia favorevoli che non. Ma l’allora presidente Mujica si dovette scontrare con un avversario inaspettato: l’ONU.

Legalizzando la cannabis l’Uruguay ha infranto la Single Convention on Narcotic Drugs del 1961

A dirlo è l’INCB, ovvero l’International Narcotic Control Board, agenzia delle Nazioni Unite che regola le questioni internazionali riguardanti le sostanze stupefacenti, di cui l’Uruguay è membro a tutti gli effetti.

La contrarietà dell’ONU riguardo la cannabis legale in Uruguay è evidente dalle considerazioni fatte nel 2013 dal presidente dell’INCB, Raymond Yans, secondo il quale il problema primario è il rischio per il benessere dei cittadini uruguayani:

“the decision of the Uruguayan legislature fails to consider its negative impacts on health since scientific studies confirm that cannabis is an addictive substance with serious consequences for people’s health. In particular, the use and abuse of cannabis by young people can seriously affect their development.”

“La decisione della legislatura uruguaiana non è in grado di considerare gli impatti nocivi sulla salute, dato che studi scientifici confermano che la cannabis è una sostanza che crea dipendenza e ha gravi conseguenze per la salute delle persone. In particolare, l’uso e l’abuso della cannabis nei giovani può compromettere seriamente il loro sviluppo.”

La risposta di Mujica

Secondo Mujica, Yans e l’INCB avrebbero applicato un sistema di due pesi e due misure.

Ancora prima dell’Uruguay, gli stati del Colorado e di Washington avevano legalizzato la cannabis, e la loro popolazione complessiva è decisamente superiore ai 3.4 milioni dell’Uruguay.

Eppure, secondo Mujica, in quell’occasione l’INCB non avrebbe aperto bocca, a causa del peso politico degli Stati Uniti nell’ONU.

Secondo l’allora presidente uruguayano, la legalizzazione della cannabis era l’unico modo per combattere in modo efficace il potere economico e la violenza del narcotraffico.

Come se la sta cavando l’industria della cannabis legale in Uruguay?

Oggi, otto anni dopo la legalizzazione della cannabis sotto la presidenza Mujica, siamo in grado di valutare in modo più oggettivo l’efficacia del provvedimento e soprattutto se si è dimostrato un buon metodo per combattere il narcotraffico (questo era l’obiettivo primario di Mujica).

Molto importante è un report curato dallo stesso governo uruguayano pubblicato nel Dicembre 2019.

Un po’ di dati:

  • Alla fine del 2018 erano 50.659 le persone iscritte per l’acquisto di cannabis legale in Uruguay.
    • 7.871 i coltivatori domestici
    • 38.601 gli iscritti per l’acquisto presso le farmacie autorizzate.
    • 4.187 i membri dei club autorizzati per la coltivazione e l’uso ricreativo della cannabis.


Tutti insieme rappresentano il 21% totale delle persone che hanno dichiarato di far uso di sostanze stupefacenti. Un numero incoraggiante.

Cannabis legale uruguay 2

Il report poi chiude con una considerazione moderata sul crimine organizzato:

“En definitiva, los datos parecen confirmar las hipótesis planteadas en 2014 acerca de los resultados esperados de la regulación del cannabis. Hay menos delitos de drogas y menos personas procesadas por esta clase de delitos.” (p.37 del report)

“In definitiva, i dati sembrerebbero confermare le ipotesi avanzate nel 2014 riguardo i risultati che speravamo di ottenere con la regolamentazione della cannabis. Ci sono meno crimini di droga e meno persono processate per questo tipo di reati.” 

Dati parziali certo, ma comunque incoraggianti.

Il problema

oggi sembra piuttosto quello legato a una crescita della domanda e un’incapacità di farle fronte con un’offerta adeguata. Le aziende hanno problemi grossi a reperire fondi, soprattutto a causa della reticenza del sistema bancario a finanziare il mercato della cannabis legale in Uruguay.

La legalizzazione della cannabis in Canada e in altri stati degli USA sta portando anche le banche a rivalutare la possibilità di investire nel settore della canapa.

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